Massimo-Zambrano

Pubblicità on-line: for dummies.

Il mondo dell’advertising on-line, pur nel suo sembrare una babele di messaggi, spot e creatività più o meno interessanti (e a volte lo è per davvero), rappresenta senza alcun dubbio un asset vincente per le aziende che in esso riversano investimenti e strategie, a condizioni che il tutto sia fatto con competenza, cognizione di causa e pianificazione.

Quello che spesso sfugge agli imprenditori che approcciano a questo tipo di attività, sia essa una campagna Social attraverso Facebook o Instagram, che un’attività pubblicitaria sui motori di ricerca, è che ancor prima di essere visibilità, un’attività advertising è una raccolta dati.

Noto che molti fanno fatica a digerire questo concetto, per cui è bene fare chiarezza, seppur nel breve spazio di un articolo.

Alla base della riuscita di una campagna pubblicitaria, c’è senza dubbio la corretta individuazione del target di riferimento, quel pubblico cioè che, in base a determinati parametri, possa potenzialmente diventare nostro cliente.

Molti di questi parametri vengono scelti da noi al momento in cui impostiamo l’inserzione o l’annuncio (anche se non sempre conviene farlo, ma questo è un altro discorso), ma poi in realtà rimettiamo il tutto nelle mani degli algoritmi sui quali si basano le varie piattaforme, Facebook piuttosto che Google.

Che cosa vuol dire esattamente questo?

Facciamo un esempio.

Se tu vendi abiti da sposa, e hai deciso di cercare clienti sponsorizzandoti su Facebook, molto probabilmente andrai a scegliere un pubblico di età compresa tra i 29/38 anni (almeno stando ai dati 2018), di sesso femminile, e che non sia sposata (lo so, parametro discutibile, ma restiamo sugli standard ok?)

In pratica stai solo dicendo a Facebook di andare a far vedere la tua inserzione a quel tipo di persone, e in linea di massima ciò avverrà per davvero, ma sarà poi il modo in cui quelle persone interagiranno con la tua pubblicità a fare la differenza; qui entrano in gioco diversi fattori che riguardano l’immagine scelta, il messaggio ecc., ma lasciamo perdere.

Le interazioni (se ci saranno) di questi utenti con la tua inserzione, rappresentano quei dati di cui parlavo all’inizio, o almeno una parte di essi, e sono fondamentali per poter poi ottimizzare il processo, in quanto è in base ad essi che l’algoritmo di Facebook, essendo dotato di un sistema di Machine Learning, saprà a chi far vedere la tua pubblicità e a chi no.

Inoltre questi dati, se ben estrapolati e raccolti, saranno pronti per essere utilizzati al fine di migliorare le prestazioni, abbassare i costi e arrivare a ROI in tempi ragionevoli.

In poche parole dobbiamo tener presente che le piattaforme pubblicitarie hanno dei sofisticati software di intelligenza artificiale, sui quali tra l’altro vengono investiti milioni di dollari ogni anno, che prendono delle decisioni sulla base di come gli utenti interagiscono con i nostri annunci.

Ecco perché una campagna pubblicitaria non può essere un’attività mordi e fuggi, frutto di improvvisazione o di scelte emotive, ma deve essere un processo ben pianificato, strutturato in modo da essere sempre nelle condizioni di poter leggere i dati, con chiari touch-point per gli utenti e altrettanto chiari KPI da parte di chi la crea e deve gestirne il flusso.

Una campagna pubblicitaria nella maggior parte delle volte rappresenta una serie di scelte e decisioni che è impossibile prevedere, proprio perché sono frutto di analisi fatte su dati che all’inizio non ci sono, perché ancora non raccolti.

Questo è un principio che sfugge agli imprenditori, ma è nostro dovere spiegarlo e farlo comprendere, e trasmettere soprattutto l’idea che tutto ciò non deve essere visto come un aumento dei budget da investire, ma come la possibilità di utilizzare degli strumenti molto potenti che hanno caratteristiche tecniche che se ben sfruttate, possono rappresentare un enorme valore aggiunto per la propria attività, a patto di farlo seguendone i principi di base sui quali essi nascono e si sviluppano di anno in anno.

La foto in copertina? Vado verso i 50, inizio ad essere nostalgico.

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